Morte e lutto nei bambini, come la morte viene percepita e avvertita? La morte è uno dei traumi psichici più sconvolgenti, soprattutto quando riguarda la perdita di persone amate. Le circostanze e le modalità con cui questa perdita impressiona e incide il soggetto, così come le reazioni che ne conseguono, sono molteplici e differenziate. L’impatto traumatico su chi rimane in vita colpisce a qualsiasi età. La reazione al lutto rimane altamente singolare.
Macchia nera impressa negli occhi
“La morte, come il sole, non può essere guardata in modo fisso” (La Rochefoucauld).
Quando lo sguardo si avvicina troppo all’evento-morte gli occhi rimangono accecati e impressionati da quel bagliore. La morte restituisce allo sguardo il punto cieco della visione. Sulla retina degli occhi rimane solo una macchia nera, provocata dall’eccesso di intensità traumatica che l’incontro con la morte determina. In questo punto si può evincere quella che lo psicoanalista Lacan denota come schisi, ovvero una non coincidenza tra occhio e sguardo. Se la presa dello sguardo è capace di articolare e rappresentarsi gli eventi in un discorso. Nell’occhio, d’altro canto, rimane appresso nient’altro che un incontro reale: l’impressione di una macchia nera sulla sua superficie. La morte può essere significata ed elaborata, ma lascia inevitabilmente il marchio della sua incidenza nella soggettività, al di là di ogni sapere, compensazione o sublimazione.
Se lo sguardo risulta accecato, gli occhi rimarranno portatori della macchia indelebile del trauma.
Percezione della morte nei bambini
Molti dei nostri occhi risultano portatori di una memoria singolare, memoria del segno di quella macchia, della sua incidenza sulla nostra vita e sul mondo circostante. Affinché una morte sia avviata al lavoro del lutto è necessario che un certo legame sia stato reso significante.
Che incidenza ha la macchia nera nella vita di quei bambini confrontati in tenera età con la perdita di un genitore, di una o più persone amate? Recalcati si chiede «Cosa significa elaborazione del lutto quando in gioco è un bambino confrontato con la perdita?». Molto bambini entrano in relazione alla vita e al loro posto nel mondo mediante un confronto immediato con la perdita e la morte. E lì rimangono fissati. Lo sguardo della morte ritorna a fissarsi nei loro occhi ogniqualvolta si ripete un vissuto di abbandono.
Freud si è interessato alla rappresentazione che spesso si riscontra nei bambini riguardo all’essere morto. Come si presentano morte e lutto nei bambini? A suo avviso, il bambino non saprebbe nulla «degli orrori della decomposizione, del gelo nella fredda tomba, del terrore del nulla senza fine», la paura della morte gli sarebbe estranea. Essere morti equivarrebbe all’essere via, egli non distinguerebbe in che modo avvenga quest’assenza, se mediante una partenza, un congedo, un allontanamento oppure la morte. I bambini, per Freud, inizialmente, non si renderebbero del tutto conto di cosa sia la morte e tenderebbero a equipararla a una partenza. Questo perché la morte è un evento difficile da significare e soggettivare.
Linea traumatica
La morte si lega alla percezione di un’assenza che, con il susseguirsi dei giorni, si scopre essere definitiva e irreversibile. Senza possibilità di ritorno dal luogo di partenza. Per questo la morte viene connessa, spontaneamente, ai significanti di allontanamento e abbandono, che corrono sulla stessa linea traumatica, assumendone la medesima valenza. In questo senso la separazione da una persona amata, la rottura di una storia d’amore o di amicizia, uno sradicamento forzato dal luogo d’origine, sono vissuti anch’essi come eventi di morte. Questi eventi battono e insistono sullo stesso punto di erosione. Si ripresentificano sulla stessa linea traumatica. Riattivano la stessa macchia: la memoria di abbandono assoluto, di una separazione radicale.
Il reale batte, insiste sempre sullo stesso punto, punto traumatico, inammissibile e inassimilabile per il soggetto. C’è un ritorno, un’insistenza del trauma. La morte e lutto nei bambini di un genitore, per esempio, è un reale insistente e insostenibile. Blocca e rallenta molte sfere psichiche e l’accesso a diverse aree affettive o rappresentative, a seconda della storia singolare.
Ascoltando i bambini è come se la morte fosse rammentata solo dall’impressione rimasta loro negli occhi. Disgiunta dal legame significante reso dallo sguardo che fatica a trovare iscrizione nell’articolazione della loro storia.
Avvio al lavoro del lutto
Rapportarsi alla perdita è un’esperienza psichica tra le più intollerabili. Il lavoro del lutto può introdursi come un processo di lenta separazione per incorporazione, ovvero, utilizzando la metafora nietzschiana e sulla scorta del lavoro freudiano sul lutto, Recalcati delinea come il peso del morto vada portato sulle spalle a lungo affinché possa poi attuarsi una sepoltura simbolica.
Zarathustra porta sulle spalle il corpo morto dell’acrobata. A lungo cammina col il peso della morte sulle spalle, a lungo ne sente il dolore. Solo dopo questo cammino, Zarathustra offre sepoltura al morto nella cavità di un tronco d’albero. In chiave allegorica, il processo di sepoltura può avvenire al culmine del lavoro del lutto, a seguito di un lungo cammino in prossimità di chi abbiamo amato per provare a reggere questo stesso amore anche nella perdita.
Ci si separa dal peso insopportabile della morte di una persona amata, solo introiettando in noi la memoria della sua vita. La metabolizzazione della perdita è un processo lento, richiede tempo, si avvale della necessità di provare dolore e di riattivare i ricordi attorno a ciò che si è perduto affinché si possa mantenere un legame d’amore, anche nell’assenza.
Tempo, dolore e memoria sono i tre elementi fondamentali per il lavoro del lutto come processo psichico.
[1] M. Recalcati, Incontrare l’assenza. Il trauma della perdita e la sua soggettivazione, Asmepa Edizioni, Bologna 2016.
[2] M. Recalcati, La luce delle stelle morte. Saggio sul lutto e nostalgia, Feltrinelli, Milano 2022.
(Immagine di Elīna Arāja da Pexels)
