Rifiuto scolastico non voglio studiare. Con l’accesso alla scuola primaria in molti bambini si manifesta un vero e proprio rifiuto all’apprendere. Tale rifiuto può essere accompagnato da una difficoltà nello scandire le parole (lingua impastata), da forti episodi di rabbia e opposizione, dalla difficoltà di separarsi dalla mamma (dall’ambiente familiare), nonché da un timore di crescere.
Il rifiuto delle richieste scolastiche, il rifiuto al sapere, mantengono bloccate diverse aree psichiche alle quali il bambino fatica ad avere accesso.
“NO” alle richieste dell’altro
Ascoltiamo queste asserzioni: “la scuola non mi piace e non mi interessa”, “non voglio fare i compiti”, “odio crescere”, “non voglio scrivere” “non voglio leggere né studiare”. Questi i grandi “no” alle richieste dell’altro. Molti bambini si trovano nella posizione di rifiuto della domanda. Ciò rientra nella sfida che la clinica dell’infanzia pone oggi. Alle domande esortative dell’altro (leggi!, scrivi!, fai i compiti!), impongono e apostrofano il loro rifiuto.
Il tratto oppositivo di molti bambini si manifesta fin da piccoli a seguito delle prime frustrazioni: non accettano la rinuncia pulsionale, vogliono la soddisfazione immediata di desideri e bisogni. Il rifiuto dell’adulto pone il bambino in uno stato di frustrazione a cui reagisce con rabbia e opposizione. Il problema preponderante emerge poi nell’affrontare i primi compiti scolastici, quelli che richiedono sforzo e impegno e pongono in evidenza la rinuncia a un piacere immediato (giocare o guardare gli schermi).
La ferrea chiusura oppositiva del bambino si può evincere in maniera netta mediante il corpo: incrocia le braccia attorno al petto e, imbronciando il volto e corrugando la fronte, afferma imperioso e sprezzante il suo “NO”. Non c’è verso di smuoverlo. Questa ostinata postura corporale risponde alle domande esortative dell’altro: i no subiti vengono rivoltati in no agiti, in una sorta di rispecchiamento. Eppure la soluzione per i genitori non è dire sempre sì, tutt’altro. Quanto cercare di umanizzare i no al bambino, renderli cioè accettabili con spiegazioni calme e ferme. Fare in modo che il figlio capisca il valore della rinuncia di un piacere immediato in vista di un guadagno futuro.
Rifiuto scolastico: mio figlio non vuole studiare
Se come accenna Freud, l’inconscio non conosce la negazione, il rifiuto di molti bambini è da intendersi forse come un’affermazione inconscia? A ben vedere, questa negazione cela un’intenzione comunicativa, un’affermazione: questi bambini vogliono dire e far sentire il loro no. Quali motivi spingono a questa rifiuto? C’è una necessità in quel “no”, un’esigenza profonda di riconoscimento.
Apparentemente assistiamo a una comune difficoltà ad accettare le frustrazioni e le limitazioni rispetto alla soddisfazione immediata. Ci sono bambini più viziati di altri a cui viene detto sempre sì, a cui viene soddisfatto immediatamente un desiderio senza lasciare il tempo dell’attesa e della conquista di una soddisfazione. Altri bambini si oppongono e rifiutano di apprendere ma non sono nella posizione di dettare le regole. A casa risuonano i no, i rimproveri, le lunghe spiegazioni, gli obblighi e divieti, a cui fa subito seguito un forte senso di rabbia e di chiusura di questi bambini. Ogni storia familiare è diversa e portatrice di istanze e modi relazionali che influenzano il comportamento del figlio/figlia.
Perché il rifiuto oppositivo?
Il sintomo è portatore di una molteplicità di intenzioni e significazioni. Il sintomo del rifiuto oppositivo parla e afferma, più di quanto le parole e i continui no riescano ad esprimere. Il sintomo è qualcosa che parla. Il sintomo va dunque nel senso del riconoscimento di un desiderio mascherato.
Ciò che parla nel sintomo è un desiderio inconscio che si presenta in forma mascherata, rivestendosi della formazione sintomatica[1]. Accompagnare il bambino e i genitori in un percorso psicoterapeutico può portare al riconoscimento di ciò che si affermi in questa negazione. Chiediamoci sempre quale sia l’affermazione del desiderio che pulsa in ogni rifiuto ad apprendere. Il rifiuto scolastico non voglio studiare messo in atto da molti bambini e bambini può protrarsi e irrigidirsi, poi, in adolescenza con ripetuti vissuti di fallimento e inadeguatezza, bocciature, fino a ritiri e abbandoni scolastici.
[1] J. Lacan, Il seminario. Libro V. Le formazioni dell’inconscio 1957-1958, cit., p. 335.
