Ansia e paura verso la scuola, dilagano oggi tra bambini e ragazzi. Chi non ha mai avuto paura di un insegnante severo e intransigente? Chi non si agitava enormemente in vista di verifiche o interrogazione? Si ha paura di questo o quell’insegnante, di questa o quella prova. In diversi casi, si ha paura anche della scuola in generale. Ma per molti bambini o ragazzi le cose si complicano: gli episodi di agitazione e paura non sono limitati o sporadici, tanto mento gestibili o affrontabili. Si ripetono costantemente in più giorni trovando espressione in diversi sintomi che rivelano una difficoltà effettiva e persistente.

Ostacoli insormontabili?

Inizia a farsi strada un sentimento diffuso in tutto il corpo, o localizzato, insistente in alcune aree specifiche: petto, stomaco, addome, testa, basso ventre. Un misto di agitazione, timore, fino a un vero e proprio rifiuto di andare a scuola, fino alla cosiddetta dispersione scolastica. Dal singolo docente, dalla singola prova, questa sensazione si estende a una percezione generale di ansia e paura verso la scuola in generale. Diventa una sensazione netta, tagliente di disadattamento rispetto alle richieste scolastiche. Si avverte un continuo sbattere su richiami, compiti, prove e voti che diventano ostacoli sempre più alti. Disapprovazioni al loro stesso essere. Innanzi a questi ostacoli, percepiti in maniera sempre più insormontabile, il corpo non riesce a stare in equilibrio su se stesso, figuriamoci a superarli con fiducia o disinvoltura.

Molti bambini e ragazzi hanno la costante sensazione di rimanere indietro, costantemente in affanno. Si impegnano, a loro modo, con i propri tempi. Niente. Si trovano sempre a rincorrono le richieste o a essere sommersi di rimproveri sul comportamento o di insufficienze nei voti. Allora una precisa sensazione inizia a scavarsi in loro: non essere all’altezza. Ansia e paura verso la scuola si connettono al non sentirsi mai all’altezza. Ma quale altezza? Forse dovremmo mettere in discussione proprio la percezione di un altezza da raggiungere.

Sensazioni amplificate di fallimento

Che sia una percezione amplificata e distorta, il presentimento di una catastrofe sempre imminente è indubbio, per chi lo vive dall’esterno. Ma, per chi lo prova dall’interno, la percezione di una catastrofe, di un fallimento sempre imminente, di una derisione sotto tutti i riflettori, è un’effettività reale. Alle volte è un panico dilagante che arresta e paralizza il soggetto. Verità soggettive da prendere sul serio.

Molti giovani vivono un singolo rimprovero, un singolo fallimento, nonché ripetuti rimproveri e ripetuti fallimenti, effettivamente come una catastrofe personale. I rimproveri o i fallimenti possono anche essere di qualcun altro, ma non ha importanza, fanno da specchio, si riflettono sul soggetto che anticipa su di sé quel possibile fallimento.

Crolla qualcosa in loro. Là dove la personalità, l’immagine di sé, la costituzione soggettiva si stanno ancora formando, ogni crollo può essere realmente più devastante rispetto all’adulto più formato e strutturato.

Come trasmettere la possibilità di sopravvivere al fallimento? e sentire che, a ogni sbaglio, la nostra immagine può rafforzarsi? Come separare il nostro essere dal risultato e dalle prestazioni a cui siamo sottoposti? Come trovare il coraggio di esporsi e di prendere la parola, anche se titubante e zoppicante? Come relativizzare?

In questi casi un percorso di psicoterapia è fondamentale per ascoltare l’effettività di queste sensazioni, per iscriverle in una storia singolare, in dinamiche familiari e generazionali precise. Si prova in questo modo, anche assieme alla famiglia e agli insegnanti di riferimento, a dare forma a un ridimensionamento e a dei movimenti laterali. Si cerca di accompagnare la costituzione soggettiva per far persistere l’immagine di sé anche a fronte di un rimprovero o di un fallimento.

(Immagine di Eugene Golovesov da Pexels)