Iperattività, risposta necessaria al mondo. “Il mondo contemporaneo è convocato nella lettura clinica dell’iperattività” (Introduzione, p. V) scrive Zuccardi Merli psicoterapeuta/psicoanalista di Giamburrasca (MI). Questo nuovo sintomo del contemporaneo affetta prevalentemente i bambini in età scolare non trovando la sua causa in un danno organico-cerebrale, né nell’ereditarietà o nel contesto familiare. Certo, lo stile di vita delle famiglie e l’educazione scolastica influiscono, ma non senza prescindere dall’influsso della vita sociale stessa. Il mondo che ci circonda è infatti l’aria che automaticamente respiriamo; senza nemmeno accorgercene, circola e viene assorbito nel nostro corpo, influenzando modi di pensare e agire.

I bambini respirano velocità, affanno, iperstimolazione visiva, produzione e consumo incessanti.

La mente del bambino, il suo intero corpo, assorbe dunque il ritmo del mondo che inarrestabilmente continuerà a girare e ad agitarsi in lui. Per alcuni bambini questa pulsione fatica poi a trovare argini stabili, non c’è incorporazione del limite. Per molte soggettività muoversi, cercare e produrre costantemente stimoli diventa una necessità vitale: l’espressione di un disagio che si annuncia nella società. I bambini di oggi sembrano dirci, più che mai, “Necessito di muovermi, di dirti subito tutto quello che penso, quello che ho visto. I miei occhi vedono e sentono tanto, troppo. Vi restituisco il loro affanno, i tratti della loro inevitabile identificazione a quest’eccesso”.

L’ingresso a scuola manifesta l’iperattività, i video online la sostengono

Il sintomo iperattivo si manifesta solitamente con l’ingresso nel mondo scolastico (scuola primaria) e si accompagna all’incapacità di interiorizzare regole e prescrizioni di comportamento. Postura, silenzio, autonomia nei compiti e nello studio, il bambino non riesce ad adattarsi alle richieste di concentrazione dell’istituzione scolastica. “Non si adatta alle regole, fatica a inserirsi nell’ambiente al di fuori della famiglia. Il passaggio fondamentale dal campo familiare al campo sociale dunque fallisce” (pp. 18-19).

L’iperattività, risposta necessaria al mondo, è un moto pulsionale che necessita costantemente di scaricarsi negli scatti corporei e nel flusso delle parole. Per questo la difficoltà maggiore risulta l’adattamento alle regolazioni corporee e attentive richieste dalla scuola. Il pensiero stesso si manifesta come un turbine in agitazione che si accende là dove le situazioni sono ricche e movimentate, come ad esempio in una classe o nel contesto di un’attività sportiva. L’iperattività non consente di sostare sulle attività, di portarle a termine senza quel più di agitazione o tensione manifestata dal bambino. I videogiochi e le piattaforme video attirano questi bambini, proprio perché si accostano perfettamente alla loro modalità pulsionale, rafforzandone il sintomo: velocità, movimenti continui, stimoli sempre nuovi e coinvolgenti.

Uno spazio tranquillo in cui apprendere assieme

Un percorso di sostegno psicologico all’apprendimento singolare, in un setting predisposto diverso dal contesto scuola-casa, consente di contenere l’iperstimolazione del bambino. Offrendo così al bambino un tempo altro in cui poter sostare su sforzi cogniti, attentivi e organizzativi maggiori.

Citazioni tratte dal libro: U. Zuccardi Merli, Non riesco a fermarmi, Mondadori, Milano-Torino 2012.

(Immagine in evidenza: Foto di Clement percheron da Pexels)

Testo di Claudia Compiani per Forme di Apprendimento