L’autostima riguarda la valutazione del proprio sé, una valutazione complessa e articolata che il soggetto sente profondamente. È influenzata da diversi fattori e aree d’esperienza di vita tra cui rientra, nel caso degli studenti, il successo scolastico. Una buona autostima può migliorare le prestazioni intellettive e determinare maggiori soddisfazioni scolastiche.
«Essere ciò che siamo e diventare ciò che siamo capaci di diventare è il solo fine della vita» (R.L. Stevenson)
Buoni livelli di autostima aiutano i processi di pensiero, mentre spesso bassi livelli di autostima distorcono i pensieri circa la realtà. Un bambino che ha una bassa autostima ha aspettative negative su di sé e quindi tende ad impegnarsi meno, giungendo così al reale fallimento. Quest’ultimo porterà il bambino a valutarsi negativamente e a percepirsi non capace. A sua volta l’autovalutazione negativa è la base di una bassa autostima e così riprende il circolo vizioso.
L’esito delle proprie prestazioni va a costruire il concetto di sé del bambino, il quale comprende l’immagine di sé e il sé ideale. La prima è come il bambino si vede, il sé ideale invece è come il bambino vorrebbe essere.
Insegnanti, costruzione dell’autostima e successo scolastico
Gli insegnanti in età scolare hanno una funzione determinante nella costruzione dell’immagine del sé del bambino influenzando autostima e successo scolastico. In questo periodo di vita gli insegnati sono lo specchio più rilevante del loro sé. Le loro richieste devono essere sufficienti a stimolare il bambino nel raggiungimento dei suoi obiettivi, ma non devono essere eccessivamente alte da compromettere l’autostima in caso di insuccesso. Affinché le richieste siano adeguate è bene che gli insegnanti siano consapevoli delle reali capacità dell’alunno. Un bambino che non si sente all’altezza dei compiti che gli vengono proposti e che ha aspettative irraggiungibili non farà altro che perseverare la sua bassa autostima.
È possibile intervenire sull’autostima per ottenere anche successivamente dei migliori risultati nelle prestazioni scolastiche. L’autostima non è un tratto immutabile del sé, dipende dalla tipologia dei pensieri e dalle aspettative che l’alunno ha. L’insegnante quindi può intervenire ad esempio lavorando sulle aspettative. Queste ultime non devono essere né troppo alte perché gli alunni si potrebbero sentire inadatti ed incapaci a soddisfarle, né troppo basse. Talvolta gli insegnanti, soprattutto di fronte a bambini con difficoltà, tendono a proporre compiti troppo facili pensando di aiutarli. In realtà non alzare mai l’asticella dei loro obiettivi, li demotiva molto e non essendo stimolati a progredire, assistono ad un calo della loro autostima.
La cosa più importante sarebbe insegnare a ciascun alunno a porsi obbiettivi realistici e non basati sul confronto con gli altri. Ognuno dovrebbe essere riconosciuto nella sua diversità e unicità. Diverso non è sinonimo di inferiore, ma di unicamente bello.
Eleonor Roosvelt diceva: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso. Non darglielo mai!”.
Testi di riferimento: Moè, Autostima. Che cos’è e come si coltiva. Editori Laterza; Id. Disturbi emotivi a scuola. Strategie efficaci per insegnanti. Edizioni Erickson
Immagine in evidenza: Foto di Lisa da Pexels
Testo di Matilde Zerman per Forme di Apprendimento
