Il giovane Holden è un libro che scaraventa i lettori nella testa di Holden, nel suo modo di vivere la bocciatura imminente. I cinque anni delle scuole superiori appaiono eterni per chi li vive dall’interno, in particolare se non si trova neanche un briciolo di sintonia o un qualche appiglio con le materie, gli insegnanti o i compagni. “Non riesce ad applicarsi”, si senti dire in continuazione. Ancora quattro materie insufficienti. Poi, senza nemmeno accorgersene, Holden si trova a ripetere l’anno, una, due bocciature consecutive, così è costretto nuovamente a cambiare istituto.

Una certa dose di indifferenza in questi casi serve per non lasciarsi sopraffare dalla depressione in agguato, spiega Holden. Un senso di scoraggiamento e di abbattimento iniziano comunque a penetrare lentamente nelle ossa. A tratti si avverte anche l’ansia di dover dare nuovamente la cattiva notizia ai genitori, l’ennesima delusione. Per non buttarsi completamente a terra Holden pensa all’inverno che sta per arrivare e che congelerà lo stagno sul quale fino ad allora nuotavano indisturbate le anatre.

“− Ci passa mai vicino allo stagno di Central Park? − Al cosa? − Allo stagno. Quel laghetto, cos’è, che c’è laggiù. Dove ci sono le anitre, sa? − Sì, e allora? − Be’, sa le anitre che ci nuotano dentro? In primavere eccetera eccetera? Per caso sa dove vanno d’inverno? − Dove vanno chi? − Le anitre. Lei lo sa, per caso? Voglio dire, vanno a prenderle con un camion o vattelapesca e le portano via, oppure volano via da sole, verso sud o vattelapesca? − E come diavolo faccio a saperlo? Come diavolo faccio a sapere una stupidaggine così? − Be’, non si arrabbi per questo, − dissi. Era arrabbiato o che so io.” (pp. 96-97)

Vivere la bocciatura

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Incomprensione e Smarrimento

Un ragazzo diciassettenne certe volte sa di comportarsi ancora da ragazzino, come se avesse tredici o dodici anni, altre si sente molto più vecchio, “ma la gente non c’è caso che se ne accorga. La gente non si accorge mai di niente” (p. 12). L’impeto esuberante e una certa svogliata irrequietezza vengono consegnati al lettore, direttamente dal modo in cui sono lasciati snocciolare i pensieri del protagonista, che coincide con la voce narrante.

Sbirciamo così in quell’angolatura singolare da cui Holden vede il mondo. La sua prospettiva è quella di 1 metro e 89 centimetri dal suolo. Da lì sentiamo i sui pensieri, il suo vivere la bocciatura, il rapporto con i compagni e con i professori, con la ragazza di cui ha preso una cotta sin dall’infanzia; la relazione con i fratelli e, in special modo, con la sorellina. Il romanzo rimane sospeso sul finale, nessun chiarimento riguardo all’evolversi dei fatti. Ma i fatti presi in se stessi, in fondo, sono meno importanti. Il problema non è tanto quello di sopravvivere alla bocciatura poiché, in un modo o nell’altro, sembra dirci Holden, quella si supera.  La sfida è rimanere aggrappati alla vita e alle sue regole, alla possibilità di trovarvi un senso e sapere di poter tornare in uno stagno, alla fine di ogni inverno.

J.D. Salinger, Il Giovane Holden, Einaudi, Torino 2008, ed. or. The Catcher in the Rye, 1961.

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Testo di Claudia Compiani per Forme di Apprendimento