Abbuffata Vs studio distribuito, quale la strategia vincente? In fondo si sa, distribuire la quantità di cose da fare assegnando il giusto tempo necessario per processarle, consente di ottenere una resa qualitativa maggiore. Eppure è una delle cose più difficili poi da applicare. Lo studio in abbuffata dell’ultimo minuto, a volte permette di salvarsi in extremis, eppure rende incerto il risultato finale ma soprattutto converte il processo di studio e di apprendimento in un incubo.

Non c’è tempo, sentiamo di essere in ritardo. Leggiamo di corsa gli argomenti, cerchiamo di scremarli con una prima sottolineatura, iniziamo poi a ripetere aiutandoci a fissare con la memoria visiva. Non abbiamo tempo per lasciar sedimentare e consolidare la riattivazione delle informazioni né di elaborarle attraverso le conoscenze già in possesso. Non abbiamo tempo per ripassare, tanto meno per riflettere veramente sulle tematiche al di là della loro finalità strumentale.

ll processo di apprendimento risulta così segnato dall’ansia sia mentre si studia sia durante la verifica o l’interrogazione. Durante il compito dovremmo poterci tranquillizzare per riflettere con calma e non rispondere male e con agitazione. Lo studio del giorno prima non permette di farlo. Anzi alimenta fenomeni di sovraccarico e tilt informazionale. La nostra esposizione risulterà faticosa e incespicante. Faticheremo a esporre con un buon ragionamento le informazioni perché queste, di fatto, non sono state ben elaborate. Ciò comprometterà la prestazione, orale o scritta che sia.

Apprendere richiede tempo

La metafora con il cibo è calzante. Abbuffarsi di cibo è un appagamento effimero che porta in primo piano le sensazioni nauseanti di eccesso e gonfiore. Così per il fatto di essere pieni dello studio e di non aver assorbito, metabolizzato né digerito bene le informazioni, non possiamo sentirci tranquilli o soddisfatti. In particolare, poi, non possiamo fare una valutazione su ciò che sappiamo e stimare il risultato rispetto allo studio avvenuto. L’abbuffata dello studio all’ultimo minuto dà la parvenza di aver studiato tanto perché ha concentrato il tempo tutto in una volta sola. Ma non ci si deve ingannare più di tanto, non c’è alcun paragone rispetto all’imparare a distribuire la mole di studio per tempo.

Lo studio distribuito è un processo inevitabilmente più lungo, ma consente di mantenere un certo grado di stabilità su se stessi e sulle informazioni in apprendimento.

Cosa significa distribuire?

Distribuire lo studio significa diluire e distendere: lasciare il tempo all’elaborazione e al consolidamento nella memoria a lungo termine. Distribuire significa iniziare qualche giorno prima e dividere ogni fase dello studio, lasciando ad ognuna il tempo adeguato. Leggere e capire la prima volta, sottolineare e riflettere. Lasciare gli argomenti, fare altro. Il giorno dopo tornarci sopra, provare come gli argomenti risuonano per mezzo della nostra voce o sotto la nostra penna. Lasciare altro tempo per la decantazione, riposare dallo sforzo cognitivo. Tornarci, infine, il giorno successivo per ripetere e ripassare. Distribuire lo studio significa ridurre al minimo l’attivazione di ansia e stress.

L’abbuffata non è uno studio proficuo, provoca ansia, malessere e soprattutto non consente realmente di apprendere. Abbuffata Vs Studio Distribuito? In favore dell’apprendimento e per la salvaguardia del nostro umore vince sicuramente, sia a livello qualitativo che quantitativo, la distribuzione dello studio.

(Immagine in evidenza: Foto di Eva Elijas da Pexels)