Il Manifesto per la nuova Scuola è una petizione in corso in questi mesi. È una raccolta firme con l’obiettivo di riformare la scuola e renderla, in un’unica parola, più umana.
«La scuola si occupa delle persone in crescita, non di entità astratte scomponibili e riducibili a una serie di “competenze”».
La scuola sta subendo una crisi in quanto sempre più concentrata a formare bravi lavoratori imbottiti di informazioni che possano svolgere prestazioni come le macchine. Fretta, efficienza e burocrazia, sembrano le uniche parole d’ordine assimilate. Costruire la relazione educativa passa ormai, nella maggior parte delle classi, in secondo piano, è una perdita di tempo rispetto ai programmi, alle statistiche, alle prestazioni numeriche. L’obiettivo dell’istruzione dovrebbe essere invece quello di formare cittadini a 360 gradi. Come riporta Martha C. Nussbaum nel suo libro “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica”, la scuola sarebbe chiamata a formare persone con un senso critico, capaci di comprendere gli altri e le loro esigenze.
La nuova scuola, delineata dal Manifesto, richiama la nostra attenzione a ritornare a riflettere sull’antica, ma quanto mai attuale, proposta socratica. Una semplice e vuota trasmissione di conoscenze ha come risultato solo un ingozzamento di tante informazioni apprese passivamente. L’apprendimento dovrebbe essere invece un processo attivo in cui, come riteneva Socrate, l’educazione è sempre auto educazione. Il maestro avrebbe allora il compito di “far partorire” ciò che è già presente nel suo alunno, stimolando la sua capacità di pensare.
«L’istruzione è il processo per cui il pensiero è dischiuso dall’anima e, associato alle cose esteriori, ritorna riflesso, rendendoci così edotti della realtà e della forma delle cose stesse». (A.B. Alcott, 1850)
Scuola, rapporto umano dimenticato?
La preoccupazione principale è che la scuola sia troppo incentrata esclusivamente sulla trasmissione di un sapere tecnico quantitativo, dimenticando la relazione umana docente-studenti. Per questo il Manifesto per la nuova scuola ricorda che, in primo luogo, occorre “diminuire nettamente il numero di studenti per classe”. “Solo in questo modo gli insegnanti possano davvero dedicare tempo e attenzione alle esigenze di ogni studente […] e attuare una didattica personalizzata”. Prosegue ancora sottolineando come la richiesta di personalizzare la didattica (PDP), che coincide “in realtà con la proliferazione burocratica di ‘certificazioni’ di ogni tipo”, viene di fatto ostacolata. Gli insegnanti sono costretti “a lavorare in classi sovraffollate in cui sono presenti fino a 30/35 studenti. Secondo la psicologia dei gruppi, il numero dei partecipanti a un gruppo di discussione, va limitato a un massimo di quindici, pena l’impossibilità di aggregazione e del funzionamento del gruppo stesso”.
La nuova scuola dovrebbe insegnare, in poche parole, ad essere umani. In quanto tali bisognerebbe diventare coscienti della propria vulnerabilità, intesa non come difetto ma come ricchezza. La vulnerabilità e la coscienza della propria debolezza ci rendono più inclini alla socialità e soprattutto all’umanità. In questa prospettiva occorre una maggiore integrazione e un miglior bilanciamento tra il sapere umanistico e quello tecnico-scientifico. La filosofa Martha Nussbaum afferma infatti che le discipline umanistiche possano essere le uniche in grado di insegnare la capacità di pensare criticamente. Aiutano a sviluppare l’immaginazione, l’empatia e la capacità di comprendere la complessità del mondo in cui viviamo. La scienza non dovrebbe essere vista in contrapposizione a queste discipline ma a esse complementare.
“Credo negli esseri umani che hanno coraggio di essere umani” (M. Mengoni), questa la sfida per la nuova Scuola.
Testo di Matilde Zerman per Forme di Apprendimento
