Sulla strada, affacciata alla casa, vi sono gran parte degli elementi che danno corpo alle fantasticherie e, al contempo, alle immagini fobiche del la paura del piccolo Hans. Il bambino si immerge nella vita guardandola già con gli occhi dell’immaginario. Al suo sguardo si affacciano continuamente cavalli trainanti carrozze e carri, da cui vengono caricate e scaricate casse di merci su cui i ragazzini saltano e giocano. Succedono eventi sulla strada. Avviarsi, caricare, scaricare, cadere.

“Ma Che cos’è il piccolo Hans? Sono le chiacchiere di un bambino di cinque anni tra il primo gennaio e il due maggio del 1908”. Chiacchiere che mantengono un elevato fuoco di attrazione poiché entrano in rapporto con qualcosa di assolutamente consistente, ovvero una fobia. Hans non riesce a uscire in strada e da casa, per lungo tempo. Certi oggetti e certe azioni assumono un volto singolare agli occhi del bambino, fantasmi che invadono i suoi giorni e le sue notti. Il piccolo Hans instaura una relazione significante con una combinatoria particolare di oggetti (cavalli, carri, carrozze, treni) e di azioni (cadere, mordere). Il rapporto in questione viene accompagnato da un tratto affettivo di angoscia.

Attrazione e Angoscia

L’angoscia accompagna la visione dei cavalli durante il loro avviarsi, in quell’incipit inaugurale del movimento, e si estende coinvolgendo l’intero scenario della strada (l’angoscia della strada) dal quale Hans rimane pur sempre attratto. L’agitazione spaventa e, al tempo stesso, affascina il piccolo Hans, tenendolo incollato al balcone, da cui guarda la scena della strada, in una tensione immobile. Freud stesso indica che l’angoscia patologica si riferisce a una sensazione mista di angoscia e desiderio. Il fascino è reale. C’è una piattaforma di carico davanti alla casa di Hans, con un viale molto largo in cui passano continuamente carri, che caricano e scaricano casse di merci. Ecco cosa si vede dal portone di casa. Soglia oltre la quale Hans, impietrito, esita sulla sua stessa messa in moto, esita ogni volta ad attraversare il viale. Corre indietro, e ritorna a casa. “Ho paura che i cavalli cadano per terra quando il carro gira”, quando le carrozze si rimettono in moto. Come se i cavalli trainanti le carrozze ne fossero anche trainati, rimanendo un intralcio nel movimento stesso del carro. E dall’intralcio, cadere. Non è dal cavallo in sé che Hans ha paura ma di un agglomerato intorno al cavallo.

– Ho paura degli omnibus, dei carri dei trasporti, ma solo quando sono carichi; quando sono vuoti, no. Quando c’è un cavallo solo e il carro è tutto carico, allora ho paura, e quando ci sono due cavalli e è tutto carico, no.

Complesso Fobico

La paura del piccolo Hans si espande ai cavalli, ai carri e alle carrozze, al fatto che i cavalli cadono e che mordono, al fatto che essi raspano, ai cavalli di una specie particolare e ai carri che portano grossi carichi. Si dirà dunque, più propriamente, che l’angoscia non si riferisce al cavallo in sé, a un elemento isolato della scena, poiché si incorpora in un complesso di rapporti: al complesso dei cavalli, in questo caso.

“Perché il cavallo? Su questo si può ricamare” afferma lo psicoanalista J. Lacan. L’importante, ci ricorda, è tenere a mente che l’angoscia non si fissa sul cavallo, ma sul complesso del cavallo, a ciò che gli sta attorno e che lo fa ritrovare in un agglomerato di parole (il padre di una sua amica gli ha detto che i cavalli possono mordere) e immagini (la vista di un cavallo, cadere, raspare, scalpitare).

Un cavallo cade, un cavallo può mordere, un cavallo scalpita. Il “cavallo, da quel momento, inizia a costellare il mondo esterno di segnali”. Hans rimane per mesi catturato dall’ombra degli oggetti, in una scenografia fobica, in cui gli elementi, incarnanti una certa combinatoria, divengono segnali di angoscia.

  • Freud S., Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (caso clinico del piccolo Hans) 1908, in Casi Clinici, Bollati Boringhieri, Torino 1991.
  • Lacan J., Il seminario IV. La relazione oggettuale 1956-1957, Einaudi, Torino 2007.

Testo e immagine di Claudia Compiani per FormediApprendimento.