Le preoccupazioni di un bambino. Di seguito, l’incipit e alcuni stralci tratti dal romanzo Quando ridiventerò bambino.
«Al lettore adulto. Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli» (p. 7).
«Quando ero grande pensavo che fosse facile essere un buon allievo. Credevo che bastasse stare attento alla lezione e fare regolarmente i propri compiti. Adesso, mi rendo conto quanto sia difficile, basta avere per la testa qualche problema che desti preoccupazione. Gli adulti mettono più facilmente una pietra sopra, senza nemmeno rendersi conto della nostra sofferenza» (p. 60).
«Volevo ridiventare un bambino per farla finita con le preoccupazioni e il grigiore della vita adulta, ho pensato soltanto ai giochi che avrei potuto fare, alla spensieratezza ritrovata. Ed ecco che scopro che le afflizioni dei bambini sono ancora più dure da sopportare. Non lasciatevi ingannare dalle nostre risate. Cercate di conoscere i nostri pensieri quando ci vedete camminare tranquillamente per strada o ascoltare con attenzione una lezione. Tentate di sapere quello che un bambino bisbiglia a se stesso, la sera, nel letto. Le nostre preoccupazioni sono diverse ma non minori, e le viviamo più intensamente di quanto voi viviate le vostre» (p. 124).
«Per il momento, la maggiore preoccupazione che ho è la scuola. Non riesco a concentrare la mia attenzione, devo sorvegliarmi continuamente e fare i compiti sul serio. Ho una gran paura delle interrogazioni perché non sono mai sicuro di conoscere bene le materie richieste. Se almeno ce la si giocasse da soli. Ma c’è la classe, e il modo in cui questa si comporta influisce molto sulla qualità delle risposte. Se la classe capisce e partecipa alla lezione, ci sono delle possibilità che anche tu non vada poi così male. Ma se non segue, la maestra si innervosisce e per te è finita. A volte, basta che il compagno interrogato subito prima di te farfugli un po’ per causare il tuo smarrimento» (pp. 132-133).

Janusz Korczack, Quando ridiventerò bambino, Luni Editrice, Milano 1995.
(Immagine in evidenza: Foto di Nothing Ahead da Pexels)
