Apprendere, un incontro vivente, è un processo complesso che “stabilisce tra la natura e lo spirito il legame di una profonda complicità”. L’apprendimento non è una semplice rappresentazione né una riproduzione dello Stesso, ma un incontro con l’Altro.

Apprendere un incontro vivente

L’apprendimento è un «incontro tra sapere e non-sapere, è il passaggio vivente dall’uno all’altro»[1]. Per spiegare questo incontro vivente, il filosofo Gilles Deleuze si sofferma sull‘imparare a nuotare, esempio che potrebbe essere traslato benissimo su diversi altri piani. Imparare a nuotare consiste nel coniugare ripetutamente i punti singolari del nostro corpo, cioè i suoi gesti particolari, con i punti singolari dell’acqua, cioè con i moti principali dell’onda, a sua volta costituita dalla combinazione tra l’acqua e il vento. “Apprendere è proprio costituire questo spazio dell’incontro”, implica addentrarsi in un campo di rapporti differenziali tra particelle e singolarità corrispondenti ai gradi di variazione di questi stessi rapporti. In questo modo prende corpo il nostro movimento attraverso l’incontro con il movimento reale dell’onda. Così il nostro corpo si dispone, si piega, con quello di uno strumento musicale, con la biciletta, con i colori di una tavolozza grafica, con il sapore degli ingredienti da cucinare.

Tempo e dedizione

Dunque apprendere implica un incontro, un urto effettivo tra il corpo pensante del soggetto e il corpo pensante della cultura in cui è immerso e che lo ha preceduto. Al momento dell’incontro si aggiunge, inoltre, il tempo della ripetizione per assimilare e affinare i nuovi gesti appresi. Per imparare a leggere e a scrivere, ad esempio, si mette in atto una composizione particolare di rapporti tra la lingua del bambino, tra i suoni e la loro immagine grafica, combinazione che esige ripetizione, esige tempo. Così come imparare a cucinare, a cucire, a studiare, andare in bicicletta ecc. Apprendere uno sport o una qualsiasi arte, pratica o intellettuale che sia, richiede tempo: costanza e dedizione. La soddisfazione data da allenamento, fatica, sforzo, determinazione.

Imparare qualcosa in pochi click?

La nostra società capitalista sembra dirci: per apprendere a fare qualcosa basta poco, qualche clic. Spesso ci viene venduto l’apprendimento in maniera facile e veloce, promettendo una padronanza immediata e dei riconoscimenti/compensi veloci e fruttosi.

Correttezza, velocità di elaborazione ed esecuzione, autonomia, acquisizione di competenze meccaniche. Sembrano queste essere oramai le prime parole a caratterizzare le forme di apprendimento. Eppure c’è altro. C’è il desiderio e il dispiegamento dell’apprendimento umano, c’è la molteplicità dei modi in cui si giunge a cogliere una cosa anziché un’altra, in un dato tempo anziché in un altro, in un contesto rispetto che in un altro.


[1] G. Deleuze, Differenza e ripetizione, Raffaello Cortina Editore, Milano 1997.

Immagine di Lisa da Pexels

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