Oggi molti giochi sono diventati videogiochi, ci si può chiedere: quali gli effetti psicologici dei videogiochi sulla psiche del giovane in via di sviluppo?

Il mondo del videogioco si è imposto sin dall’avvento delle prime, rudimentali, sperimentazioni digitali, permettendo all’informatica stessa di progredire e affinarsi. Il bambino di oggi detiene una miriade di opportunità applicative fondate su giochi di strategia, di costruzione, di ruolo, di combattimento, di sorte. Tutte le applicazione sono a portata di mano, affinate su molteplici dispositivi: computer fisso, console, playstation, tablet, cellulare.

Assistiamo dunque a un cambiamento epocale, il bambino ha potenzialmente a disposizione una miriade di giochi a tipologia differenziata, molti dei quali scaricabili gratuitamente.

Il gioco è entrato negli schermi

Giochi e videogiochi rimangono un potente strumento culturale e sociale, fonte di apprendimento, imprescindibili per la costituzione umana. I videogiochi sono un fenomeno inaggirabile della nostra epoca. Il giocare è entrato negli schermi e gli effetti sono tutt’ora da indagare.

Alcuni studi pongono in primo piano le stimolazioni del ragionamento visuo-percettivo e la salvaguardia della socializzazione attraverso il gioco online tra più utenti o la messaggistica istantanea. Altri studi ne rivelano il tratto disturbante di passivizzazione, desocializzazione e aggressività. Ascoltiamo con maggiore frequenza frasi del tipo: “i bambini di oggi non sanno più giocare”, “hanno perso la capacità creativa dell’invenzione ludica”, “rimangono immersi nello schermo con una certa passività”. Al di là degli schieramenti e dei giudizi di opinione, risulta più che mai importante rilanciare filosoficamente ed eticamente il pensiero attorno a queste tematiche poiché, sul piano clinico, assistiamo, con maggior frequenza, a diverse sintomatologie e richieste d’intervento attinenti agli effetti che un troppo videogiocare determina.

Nuove sintomatologie del disagio contemporaneo

1. Dipendenza:

Al di là della critica al videogioco fine a se stessa o a un ritorno nostalgico al passato, constatiamo la dipendenza che i videogiochi e i giochi online, di fatto, determinano. Certo, anche nel passato, molti bambini erano dediti solo al voler giocare, faticando a limitarsi e a mettersi a studiare, facendo così disperare genitori e nonni. Il giocare tutto il giorno in strade, nei parchi, nei campi o con i giocattoli in possesso non è considerato una dipendenza pur determinando una forma di pigrizia, di svogliatezza verso richieste che non sollecitano il divertimento immediato del bambino.

Constatiamo inevitabilmente che l’applicazione ludica digitale trova maggior presa in meccanismi psicologici di base che catturano l’attenzione mediante stimolazioni sfidanti e gratificazioni continue, ricompense, livelli interattivi, punteggi e classifiche. I videogiochi diventano potenzialmente senza fine, ogni partita, ogni livello, risulta sempre differente e stimolante. Tutto ciò è alimentato e sostenuto da strategie di marketing e di consumo a cui il mondo dei videogiochi risulta inevitabilmente connesso.

2. Difficoltà a sostenere l’attenzione:

Troviamo bambini e ragazzi che si lasciano giocare dalle applicazioni in maniera passiva, per lunghe ore al giorno, tutti i giorni. Iniziano a non tollerare più il tempo lento o si annoiano nei giochi e nelle attività prive del medium tecnologico. I videogiochi, in linea con i valori della società contemporanea, sono incentrati su stimolazioni visive continue, veloci, brevi e gratificanti. Pensiamo al meccanismo dello scrolling o all’avvio automatico di video che non devono durare più di qualche secondo. Da qui, le sempre più frequenti difficoltà nell’attenzione con parametri sempre più bassi, in particolare, sull’attenzione sostenuta a impostazione verbale.

3. Chiusura nella propria stanza:

Accanto alla cattura dei videogiochi sulla psiche collettiva, il clinico dell’infanzia e dell’adolescenza assiste a un’altra accentuazione sintomatica. Il videogioco, nella società contemporanea, calca la mano sulla chiusura entro le mura di casa o della propria stanza, ricercando un luogo tranquillo in cui rifugiarsi.

Il fenomeno del ritiro sociale di molti giovani (denominati Hikikomori) è dettato anche dal fatto che le mura di casa, attraverso l’ampliamento che gli schermi producono, si aprono al mondo digitale trovando diversi passatempi e intrattenimenti ludici immediati e sempre accessibili. Il giovane o il bambino, catturato nelle più disparate possibilità applicative dentro lo schermo, scopre un intero mondo di possibilità. Egli non avverte immediatamente la chiusura poiché vive l’apertura che, di fatto, il mondo delle applicazioni e di Internet gli dispiega. Ma, a poco a poco, l’isolamento s’impone e le difficoltà relazionale saltano all’occhio.

4. Difficoltà ad accettare la sconfitta:

Su questa linea, in connessione allo stesso fenomeno Hikikomori, troviamo l’accentuazione di una società fondata sulla competizione e la performance di successo. Moltissimi videogiochi, soprattutto quelli online, sono fondati su classifiche e confronti tra utenti per rendere le sfide più accattivanti. I fenomeni legati all’ansia performativa risultano sempre più frequenti, sin dalla più tenera età, per consolidarsi, poi, in pre-adolescenza quando le richieste diventano maggiori e complesse. Assistiamo a bambini che non sanno perdere al gioco, che vivono le sconfitte nei giochi come un vero e proprio attacco distruttivo alla loro personalità. Ciò si riflette sulle prestazioni intellettuali e scolastiche.

Dipendenza, difficoltà di attenzione, ritiro sociale e ansia da prestazione risultano più che mai fenomeni sintomatici dell’età giovanile, presenti e radicati sin dalla prima infanzia. Essi non sono provocati direttamente dal videogiocare, ma da un certo suo uso e dal tempo impiegato. Rientrano tra gli effetti psicologici dei videogiochi, pur non essendo i videogiochi l’unica causa scatenante, poiché è necessario analizzare le concause, i motivi e le dinamiche familiari correlate. Bisognerebbe sempre chiederci perché un giovane passa tanto tempo nello schermo, che effetto ricerca? Da considerare è la situazione emotiva, familiare e sociale in cui ogni singolo giovane trova la posizione a partire da cui fa esperienza.

(Immagine di Alex Green da Pexels)