Tollerare la noia e giovani annoiati.

“Alice moriva di noia” questo è l’incipit del più famoso romanzo di Lewis Carroll. La conosciamo tutti, probabilmente, quella noia che assale durante i lunghi e caldi pomeriggi estivi, sprofondati sul divano con svogliatezza per qualsivoglia propensione ad attività. In aggiunta, un constante torpore corporeo rende arti e testa pesanti, lastre di piombo. Curioso come da un tempo piatto, lento e svuotato da ogni valore prenda proprio avvio l’avventura nel Paese delle Meraviglie. Alice, non più affondata nella poltrona del tempo morto, si precipita a inseguire il tempo che fugge veloce tra le zampe di un coniglio bianco. Il tempo dell’avventura è accelerato e sembra porsi quale rimedio attraente alla densità nebbiosa della noia. O forse che l’avventura non nasca invece proprio in seno ai tempi morti della noia?

La noia, scrive il filosofo Vladimir Jankélévitch, pensando ai lunghi inverni russi, “s’insabbia nell’intervallo” del tempo e appare “immotivata”. Non c’è motivo di annoiarsi se non per il motivo stesso di sentire l’apertura sottile del tempo. La frenesia delle occupazioni giornaliere scarta il tempo della noia. Pensiamo agli impegni durante l’anno, scuola o lavoro, attività social o sportive, compiti o commissioni, uscite. Sembra non esserci tempo per annoiarsi nelle società postmoderne.

Eppure la noia capricciosa fa capolino, insinuandosi soprattutto nelle lunghe giornate estive o negli stati di riposo, quando le occupazioni diminuiscono e si riesce a prestare ascolto all’allentamento del tempo in cui avanza, implacabile, quel senso di ottundimento. “La noia si riversa quindi nelle pause e nei vuoti della preoccupazione” (p. 64). Avvince proprio nei momenti di estrema tranquillità. Piomba nell’animo generando una stanchezza infinita. “La noia è il modo che ha il riposo di essere inquieto” (p. 74).

Uno stato informe

“Tra le diverse malattie del tempo la noia non è certo la più grave, ma è la più comune (…). Non c’è malattia più innocua e impalpabile” (p. 57). La ragnatela della noia è “distensione e rilassamento di tutti gli impulsi”, non porta né preoccupazione né angoscia. Essa avvolge di un grigio velo di indifferenza le cose, rendendo tutto informe, opaco come intrappolato in una patina di nebbia. La noia rende sterili e indifferenti tutte quelle cose che solitamente piacciono e appassionano. Più che di malattia, però, potremmo parlare di uno stato connaturato al tempo vissuto.

La noia cancella i contorni delle cose che perdono così il loro senso convenzionale. A ben vedere appare qui una grande occasione di creatività. Vista sotto la luce dell’informe la noia può rivelare tutta la sua potenzialità creativa tentando di dare nuova luce alle cose.

Bambini e ragazzi annoiati

tollerare la noia e giovani annoiati

La noia non guarda l’età: bambini e ragazzi ne sono prede tanto quanto gli adulti. Si installa là dove trova fertilità, ovvero nella solitudine, nella monotonia e nell’inattività di qualsiasi vita. Certo, c’è chi, per inclinazione personale, ne è preso di mira in modo maggiore, chi sporadicamente. Comunque nemmeno i bambini che presentano sintomi di iperattività ne sono esenti. Anzi, proprio in loro si evince il bisogno costante di avere stimoli diversi e sempre nuovi, altrimenti vi dicono, con la loro irrequieta veemenza, “devo fare qualcosa altrimenti mi annoio!“.

L’incapacità di tollerare la noia rivela nei giovani un’insoddisfazione profonda annidata nell’animo. Anche se attorniati da sempre più oggetti e stimoli, quando si è annoiati non si sa come ammazzare il tempo, nessuno oggetto o attività appare attraente poiché non si ha voglia di fare alcunché.

Dunque la noia assale ancora, anche le nuove generazioni. L’unica differenza è probabilmente il fatto che oggi ci sono più modi per anestetizzarla. Si badi bene, la noia non viene vinta, sussiste. Essa si presenta accanto a molti giovani e bambini, i quali non ci sanno e tantomeno ci vogliono stare. Così prendono il cellulare o il computer (azioni che non richiedono grande sforzo attivo) e si lasciano atrofizzare dalla miriade di stimoli che offuscano il passare del tempo. Il mood rimane comunque quello sintomatico della noia e, così facendo, non imparano davvero a riconoscerla, tollerarla e, infine, attenuarla, dando forma e qualche contorno all’informe.

Per usare un’espressione di Jankélévitch: bisogna trovare il coraggio di tollerare la durata.

Citazioni tratte dal saggio: Vladimir Jankélévitch, L’avventura, la noia, la serietà (1963), Einaudi Editore 2018.

(Foto di Madison Inouye da Pexels)