Identità un collage di esperienze. La ricerca della propria identità, prima o poi, si scontra con l’immagine speculare, ovvero la nostra immagine riflessa allo specchio. Si apre il tema del doppio nella costituzione del sé. L’io è restituito alla sua unità attraverso l’immagine allo specchio, sempre altra e non perfettamente coincidente con lo sguardo interiore, poiché in mezzo c’è una superficie, che sia quella riflettente dello specchio o quella impressa negli occhi degli altri.

Essere visti da qualcuno, così come guardarsi allo specchio, genera un sapore di stupore, misto a un leggero spaesamento. Da qui le difficoltà largamente diffusa circa l’accettazione della propria immagine. Ma il doppio, lo speculare in se stesso, non esprime totalmente la costituzione del nostro io.

Identità un collage di esperienze

“Chi sono io?”

Il passaggio dalla pre-adolescenza all’adolescenza potrebbe essere segnato da alcune domande fondamentali e, per certi versi, inaggirabili. I problemi di ogni adolescente, i problemi di Alice, riguardano le domande incessanti sul proprio essere: “Chi sono io?” “Qual è la strada per me?“.

Crisi identitaria significa che l’uguaglianza di una cosa con se stessa (A=A) fa attrito, entra in frizione. Il soggetto non sa circoscrivere il proprio essere poiché si scopre, ogni volta, altro in ciò che accade. Trova punti sensibili e punti critici che lo differenziano dall’immagine rappresentativa di ciò che crede essere.

Egli non sa, se non che una non coincidenza lo attraversa (A≠A). Perde così le coordinate e la sicurezza di un’identità coerente. Ciò lo disorienta e lo stranisce, ma anche lo mette in moto. Si pone in cammino alla ricerca delle sue sfaccettature, non per comporre una presunta unità perduta, ma una sorta di mosaico, un puzzle i cui pezzi non detengono però contorni netti, né incastri perfettamente combacianti. Cerca solo di ricalcare nella vita i tratti in divenire del suo essere. Identità un collage di esperienze, un polinomio, una composizione di elementi eterogenei A=xnyn-k+(abc…)

“Explain yourself!“

ricercare l identità attraverso lo specchio

“E tu chi sei?” domandò il bruco. Non era promettente come apertura al dialogo.

Intimidita, Alice rispose: “Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo di essere cambiata più di una volta”.

“Che vuoi dire con questo?” domando il Bruco, severamente. “Spiegati!”

“Vede, signore, non si può spiegare ciò che non si conosce” rispose Alice, “e io non mi conosco più, capisce?” “Non capisco” replicò il Bruco.

“Mi dispiace, non glielo so dire meglio di così” disse Alice, “perché nemmeno io ci capisco niente, tanto per cominciare, e inoltre, a cambiare aspetto tante volte in un giorno, si finisce per avere una gran confusione in testa!” “Nessuna confusione” obiettò il Bruco.

“Be’, forse lei non ha ancora provato” disse Alice, “ma quando dovrà trasformarsi in crisalide – lo sa che le succederà un giorno o l’altro – e poi in una farfalla, allora vedrà che anche lei si sentirà un po’ stranito”. “Neanche per idea” rispose il Bruco.

“Be’, forse lei avrà delle sensazioni diverse” disse Alice, “tutto quello che so, è che io mi sentirei stranita”.

“Tu!” l’apostrofò il Bruco con disprezzo. “E tu chi sei?”

Il che li riportò di bel nuovo all’inizio della loro conversazione.

“Allora, tu ritieni di essere cambiata, eh?”

“Temo di sì, signore” rispose Alice. “Non ricordo più le cose che sapevo”.

“Come sono sconcertanti tutti questi cambiamenti! Non sono mai sicura di cosa sto per diventare di minuto in minuto!”.

Spaesamento meravigliato: “cosa mi costituisce?”

Il cammino identitario non sarà lineare. Alice, ad ogni passo, non conosce la direzione e non sa se quella intrapresa sia effettivamente la direzione giusta. Incontra strani personaggi, chiede loro la strada, o meglio la direzione in cui dirigersi. Immancabilmente, comunicando con loro genera equivoci e ottiene scioglilingua, storie, poesie, indovinelli, canzoni, paradossi. “Chi sono?” “Sto percorrendo la strada giusta, o almeno quella più felice, per me?” Nessuno detiene in anticipo queste risposte, che si differenzieranno a seconda della singolarità di ciascuno; le domande fondamentali non possono che venir raggirate. Si raggira tanto il senso identitario tanto quello del proprio incidere nel mondo. Ciò che viene prodotto, ciò che può essere ascoltato, sono gli incessanti discorsi attorno a questo io in spaesamento.

Il paese delle meraviglie è forse questo io meravigliato e incantato che vaga, per lo più, spaesato alla ricerca di sé attraverso gli incontri e gli eventi della vita. Le domande slittano: dal “chi sono?” al “come e che cosa, ogni volta e in ogni incontro, mi costituisce?”

ricercare l'identità attraverso lo specchio

Il cammino di costituzione identitaria infatti non si ferma nel riflesso altro di sé. C’è qualcosa che non solo si riflette ma si assorbe in ciò che viene esperito. Lo specchio diventa schermo, superficie opaca che apre alla virtualità di altre immagini. Alice, per cercare se stessa, non vi sta di fronte ma attraversa lo specchio. Se lo specchio rinvia al doppio e al sosia, lo schermo conduce alla molteplicità. Dunque ricercare l’identità attraverso lo specchio significa scoprirsi un collage di esperienze.

Citazioni tratte dal libro: Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie. Alice, Attraverso lo specchio, tr. it. Milli Graffi, Garzanti Editore, Milano 2000, pp. 40-49.

Illustrazioni di Alice di: John Tenniel.

(Foto di Taryn Elliott da Pexels e di Foto di Inga Seliverstova da Pexels)