Le diagnosi circoscrivono un problema, sono semplificazioni, ma non definiscono un soggetto nella sua interezza, che dovrebbe porsi e vedersi al di là del Disturbo. La diagnosi di Disturbo dell’Apprendimento è Specifica. Riguarda il bambino in età scolare e rimane circoscritta alle abilità di apprendimento della lettura, della scrittura, o del calcolo.
DSA misto, con maggiore incisione riguardo le abilità ortografiche, vuol dire che il soggetto presenta una compromissione sia nella lettura, sia nell’espressione scritta (grafia e ortografia), sia nelle procedure di calcolo. Una bambina presenta questo profilo di funzionamento, diagnosticato all’inizio della quarta classe Primaria. Per lei l’accesso al linguaggio è stato tardivo e difficoltoso così come l’apprendimento della lettura e della scrittura. Ciò non compromette la sua fantasia e creatività né la lucidità di certi suoi ragionamenti sia induttivi sia deduttivi, nemmeno la sua intelligenza emotiva e relazionale.
Al posto del corsivo ha esercitato lo stampatello con ottimi risultati e, nonostante alcune regole ortografiche che fatica ad automatizzare, rimane appassiona a scrivere. Durante i temi di italiano si immerge nella scrittura e nelle scene che vuole dipingere, coinvolgendosi nel flusso narrativo della storia, connotata dal gusto horror. Con l’accesso alle Scuole Secondarie di primo grado le sue insegnanti, al di là della sua diagnosi, hanno notato l’abilità di scrittura narrativa della ragazzina. L’hanno così incoraggiata e incentivata a scrivere un piccolo racconto extrascolastico.
Incoraggiare e continuare ad allenarsi
Di seguito una piccola parte del suo testo, per mostrare come la diagnosi non deve limitare o dispensare dalle potenzialità creative e immaginative insite nell’apprendimento. Ognuno di noi eccede la cornice in cui viene inserito. Lo sviluppo è singolare, può non coincidere con un intervallo normale rispetto alla media dei pari, può presentare lentezze ed errori, eppure può mantenere alti i livelli sulla passione ad apprendere, difficilmente misurabile. La ragazza, infatti, ha continuato a scrivere e a vedersi al di là del disturbo e delle diagnosi assegnatale.
“Alla ricerca di un fratello”
“Una sera M decise di non attendere più il ritorno del fratello; erano passati mesi dalla sua scomparsa: era giunto il momento di ritrovarlo. Mise in una sacca una bottiglia d’acqua, un pane croccante, una torcia e un coltello da cucina; disse agli amici di portare con sé del materiale di sopravvivenza e di farsi trovare davanti a casa sua”.
“Una volta riunito il gruppo si diresse verso la Scuola Superiore da dove il fratello non era più tornato. All’improvviso T si fermò, M si girò a guardarlo, T chiese dove stavano andando e M. gli spiegò che era una cosa urgente e importante, a T non bastava quella risposta, non fece neanche un passo e formulò di nuovo la domanda. M tirò un sospiro e disse che dovevano cercare il fratello che, da quando si era recato al corso di recupero, non si era più visto”.
“T emise un’espressione di terrore e disse di voler tornare a casa. M si morse le labbra e seccato disse all’amico di tornarsene pure a casa e di non farsi più vedere perché si era dimostrato essere un’inutile persona. T sconvolto si mise a piangere e, correndo per tornare a casa, inciampò e cadde in un piccolo progno, bagnandosi la felpa e la maglietta. M corse subito dall’amico che non smetteva di piangere e si sentì lui un inutile persona. Poi si tolse la felpa e la allacciò attorno alle spalle di T che alzò gli occhi verso M dicendogli che l’avrebbe aiutato. I due ragazzi si rialzarono, raggiunsero l’altra parte del gruppo e, con un enorme scossa di coraggio percepita nel cuore, si incamminarono verso la scuola”.
